All’ultimo piano del Museo Casa Deriu, grazie alla donazione della famiglia Melis, alla volontà del Comune di Bosa e della Pro Loco a lui intitolata, è allestita la mostra permanente di Melkiorre Melis. Una collezione ricca di opere pittoriche, ceramiche e manufatti di varia ispirazione, attraverso la quale è possibile ripercorrere tutta la carriera di uno dei più grandi artisti del Novecento sardo.

Nato a Bosa nel 1889 e morto a Roma nel 1982, fu pittore, decoratore e ceramista oltre che uno dei principali promotori del Liberty. Figura all’avanguardia dell’epoca fascista si occupò di illustrazione, grafica, pubblicità e di progettazione di arredi e di spazi interni. È morto a Roma nel 1982.


Il quartiere medievale di Sa Costa, è uno dei centri storici più grandi della Sardegna. Costruito su più livelli sotto il castello, conferisce alla città un aspetto quasi fiabesco per le coloratissime case. Due lunghe gradinate laterali, s’Iscala longa a ovest e s’Iscala ‘e sa rosa a est, delimitavano la sua estensione. Esiste una terza scala che si può risalire dalla piazza del Carmine a zig zag denominata s’iscala ‘e s’ainu, ovvero la scala che un tempo si utilizzava per far risalire gli asini, la più consigliata perché meno faticosa per una passeggiata. I suoi vicoli, le vie acciottolate con le casette su tre o quattro piani, color pastello, le scale per raggiungere i vari livelli, gli architravi bassi in trachite rosa, recanti spesso numerosi motivi simbolici, rendono interessante e piacevole la salita verso il castello. Le abitazioni, poggiate spesso sulla roccia, hanno in genere due ingressi, uno a monte e uno a valle. Il piano terreno ospitava un tempo le cantine e i servizi igienici mentre la cucina, dotata di forno era collocata all’ultimo piano sopra il quale vi era la terrazza o il tetto a capanna. La seconda domenica di settembre, Bosa vive uno dei momenti più significativi dell’anno con la festa di Nostra Signora di Regnos Altos. La processione con la Madonna risale per le vie dell’antico quartiere facendo tappa in tutti gli altarittos (altarini) a lei dedicati dagli abitanti del quartiere che per l’occasione preparano le migliori prelibatezze. Il simulacro arriva alla piazza d’armi del castello dove si affaccia la chiesetta, edificata nel medioevo in onore di Sant’Andrea, dove Nostra Signora di Regnos Altos sarà collocata fino al novenario dell’anno successivo.  

 

Per la visita al quartiere di Sa Costa sono consigliate scarpe comode.

 


Testimone dell’Ottocento bosano è il Corso Vittorio Emanuele II, Arteria della cittadina che conobbe un importante risveglio economico dal 1807 quando divenne Capoluogo di provincia, sede della Prefettura e Intendenza. Con la seconda rivoluzione industriale si sviluppò l’attività conciaria e la popolazione subì un graduale aumento. Vennero abbattute le antiche mura che chiudevano la città   per dare spazio ai palazzi e alle ville verso il mare. Nel 1887 venne inaugurato l’acquedotto, occasione per cui fu edificata la fontana in trachite rossa e marmo che oggi sta al centro di Piazza Costituzione. Insieme all’acquedotto venne realizzata la rete fognaria e nel 1870, fu costruito un nuovo porto formato dalla scogliera che univa l’Isola Rossa alla sponda sinistra del Temo. Nel 1871 venne invece aperto il ponte a tre arcate, in trachite rossa, in sostituzione di quello precedente in legno a sette archi che per le continue inondazioni necessitava di continue manutenzioni.

Qualche anno prima, nel 1867, fu costituita a Bosa la Società Operaia, grazie al Cav. Gavino Nino, all’epoca consigliere comunale e direttore del Regio Ginnasio, ex deputato e massone. La Sede situata lungo il Corso Vittorio Emanuele è dotata di un imponente archivio di documenti storici e di arredi pregiati, oltre alle numerose opere di Emilio Scherer, pittore parmense presente a Bosa dal 1873 quando dipinse le tempere murarie, commissionategli dal vescovo Eugenio Cano, per la chiesa di S.Croce e della Cattedrale di Bosa. Altre opere dell’artista sono presenti nella Cattedrale, nelle chiese di Sant’Antonio Abate e di Bosa Marina e nelle chiese di Cuglieri e Tresnuraghes.

 

Per la passeggiata nel Corso Vittorio Emanuele II sono consigliate scarpe comode.

 


La Pinacoteca, situata nel Corso Vittorio Emanuele, è frutto della generosa donazione che l’artista fece al Comune di Bosa nel 2001 all’età di 76 anni. Grande protagonista dell'arte visiva sarda della seconda metà del Novecento, Antonio Atza nativo di Bauladu, era legatissimo alla città di Bosa di cui era profondamente innamorato, dove visse la sua infanzia, l’adolescenza e la giovinezza fino all'età di ventinove anni. Fu Maestro all’Istituto d’Arte di Sassari e visse in età matura a Cagliari. Viaggiò tanto e rese omaggio attraverso le sue opere ai grandi maestri che di volta in volta ebbe il piacere di apprezzare nei più grandi musei del mondo. Attraverso la visita alla sua Pinacoteca è possibile ripercorrere tutto il suo cammino artistico, dalle primissime opere realiste a quelle astratte e materiche come la Sabbie e i Bluesalle "gabbie" di fili di plastica fino ai paesaggi surrealisti più recenti.

Fanno parte della medesima collezione opere di grande valore, frutto di scambi con pittori quali Stanis Dessy, Giovanni Thermes, Giovanni Pisano, Scanavino, Corriga, M. Manca e altri. Pregievole tra questi è il ciclo I segni dello Zodiaco, ognuno dei quali porta firme importanti: oltre allo stesso Atza, quelle di Luca Crippa, Silvano Cirardello, Ada Zanon, Massimo Radicioni, Ernesto Treccani, Renzo Sommaruga, Markus Vallazza, Eugenio Tomiolo, Lodovico Mosconi, Renzo Margonari, Abacuc.

Per sua volontà scelse di trascorrere nella Casa di Riposo gli ultimi anni di vita quando oramai la vista lo aveva abbandonato. A lui è intitolata la piazza adiacente le antiche concerie di Bosa. 

Il Museo Civico è aperto tutto l’anno.

Orari

Inverno: 10.00-13.00/15.00-17.00

Estate: 10.00-13.00/17.00-20.00

Biglietto cumulativo con il Museo Casa Deriu


Intero € 4,50

Ridotto € 3.00


Lungo il Corso Vittorio Emanuele, a metà strada rispetto alla Cattedrale dell’Immacolata e alla piazza IV Novembre, si può visitare il Museo Civico della città di Bosa, un antico palazzo signorile che la Comunità Montana aveva acquistato dalla famiglia Deriu.

Lo stabile, risultato dell’accorpamento di precedenti abitazioni e di numerosi restauri è diviso in quattro livelli. Al piano terra dove un tempo erano le cantine sono apprezzabili le basse volte a crociera e i massicci archi in trachite rosa.

Un’importante scala in pietra porta che ricorda le architetture catalano-aragonesi conduce ai piani superiori. Il primo ospita esposizioni temporanee con tematiche legate alle tradizioni bosane. Salendo ancora e varcando una stretta porta ci si ritrova immersi in un’epoca passata. Il secondo, il cosiddetto piano nobile, è un’autentica casa signorile del XIX secolo, appartenente alle famiglie Uras Chelo, poi Zedda Athene e infine Deriu, da cui il nome. Sono di ottimo pregio il parquet e le carte d’apparati oltre agli arredi originali. Caratteristico dei primi anni del Novecento, segno di una città dall’economia fiorente è l’’impianto elettrico a vista caratterizzato dagli interruttori in ceramica.

Il Museo Civico è aperto tutto l’anno.  

Orari

Inverno: 10.00-13.00/15.00-17.00

Estate: 10.00-13.00/17.00-20.00

 Biglietto 
Intero € 4,50, ridotto € 3.00


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